La geometria dei trigliceridi e la solitudine delle miscele

C’è un’area grigia che ogni saponificatore esperto conosce, e che nessun calcolatore tradizionale sa vedere: ricette sulla carta equivalenti, con lo stesso profilo in acidi grassi e stessi indici classici (durezza, detersione, condizionamento …). Ricette che dovrebbero dare lo stesso sapone, smentite dalla pratica. Un sapone da olio di riso al 100% sarà migliore rispetto al prodotto di miscele “equivalenti”, costruite ad arte con quattro o cinque oli diversi e con lo stesso profilo acilico. Un sapone di sansa viene meglio di un EVO, nonostante siano frutti dello stesso… frutto. I calcolatori basati sulla composizione media in acidi grassi non hanno strumenti per distinguere questi casi, nascondendo in una zona opalescente molte miscele potenzialmente ottime, che spesso rimangono suggestioni nei forum specialistici.

L’ipotesi implicita è che la coerenza strutturale favorisca una matrice cristallina più ordinata. Ipotesi che abbiamo esplorato partendo da un punto preciso: la composizione media in acidi grassi non dice come quegli acidi siano effettivamente distribuiti sulle singole molecole di trigliceride. Due miscele possono avere identica percentuale di saturi, monoinsaturi e polinsaturi, e popolazioni di trigliceridi completamente diverse nella forma — alcune fatte di molecole “miste”, coerenti tra loro, altre spaccate in famiglie agli estremi opposti, sature da un lato e polinsature dall’altro, che nel sapone faticano a cristallizzare insieme. È un principio ben noto nella scienza dei grassi alimentari, che governa la tempra del cioccolato e il comportamento eutettico delle miscele di burro di cacao — ma non applicato, per quanto noto, alla saponificazione a freddo.

Il punto tecnico che rende tutto misurabile è fascinosamente letterario: si confronta la miscela reale non con un’altra miscela, ma con una versione di se stessa che esiste solo in una dimensione parallela — un ipotetico olio nativo che avrebbe, per pura casualità statistica, la sua stessa identica composizione media. Misurare la distanza tra ciò che è e ciò che avrebbe potuto essere se quella media fosse nata da un solo olio, e non da un assemblaggio. Una miscela che si specchia in un fantasma della propria composizione — e la distanza da quel fantasma, non il valore assoluto di nessun indice, è ciò che pare contare per la qualità finale. Distanza spettrale che abbiamo chiamato indice di polarizzazione – un goniometro per i sette gradi di separazione, o un’app per specie in cerca d’autore, per dare al girasole la sua nigella e alla palma il suo cocco, nell’invenzione di relazioni sulla carta senza futuro, ma saldamente confermate dal passare del tempo. Contro un triste destino segnato più dalle qualità dei loro prodotti che dalle loro affinità e attitudini relazionali.

Miscele equilibrate vs. miscele coerenti

Alla composizione in trigliceridi*, è associato a un risolutore che individua il miglior destino combinatorio per un dato set di oli, selezionato sulla base della minor distanza della miscela dalla sua replica virtuale. E che, contemporaneamente, apre la possibilità di non formulare più saponi “equilibrati” secondo gli indici classici, piuttosto, miscele coerenti che non litigano con se stesse, naturalmente orientate a una cristallizazione più stabile e omogenea. E un operativo e funzionale autocalcolatore per sapone a base tag.
Non ancora un CVD, si attendono le stagioni e le stagionature adatte, certo una bussola, ancora di incerta magnetizzazione, per rotte verso nuove correnti, trame e combinazioni, con il gnommero a sorvegliare silente.

*ottenuta applicando agli oli un modello 1,3-random / 2-random (bias neutro, modello fully-random)​

Alberto Bellani, 24 agosto 2026