Marcello Fogolino al Castello di Malpaga. Quattro giorni da ricordare

Di Marcello Fogolino, pittore rinascimentale – o pittore, assassino, spia, dal titolo del saggio di Marco Tanzi per la mostra di Trento1 – attivo tra il 1510 e il 1548, non si sa moltissimo. Dopo una probabile formazione nella bottega di Bartolomeo Montagna, a Vicenza (1510-1520), dove esegue i suoi primi lavori, lo troviamo all’opera a Trento (Castello del Buonconsiglio,1520-1530 circa), qui a Malpaga e di nuovo a Trento, sotto la protezione del principe vescovo Cristoforo Madruzzo, dove si rifugiò dopo essere stato coinvolto in un omicidio, nel 1548.

Anche sulla genesi degli affreschi al Castello di Malpaga non abbiamo ampia documentazione. Sappiamo che sono stati realizzati intorno al 1533-15342 – dunque circa 60 anni dopo il viaggio che Cristiano I, re di Danimarca, Norvegia e Svezia, intraprese in Italia nel marzo 1474 – un lavoro che gli fu commissionato dei discendenti di Bartolomeo Colleoni, capitano generale di tutte le milizie della Serenissima Repubblica di Venezia, nell’intento di rinnovare ed esaltare la memoria del celebre condottiero.

Gli affreschi decorano interamente la Sala dei Banchetti e narrano i giorni della regale visita al castello, seconda tappa del celebrato viaggio, dopo la Mantova dei Gonzaga, prima della Milano sforzesca e della Roma papale e, forse, della Napoli aragonese. Interessante notare come il Mantegna completò i dipinti della Camera degli Sposi proprio nel 1474, e se, come è stato ipotizzato, tra i dignitari raffigurati nella parete nord vi è anche Cristiano di Danimarca, quel ritratto il Mantegna dovrette realizzarlo durante la visita per poter essere orgogliosamente, e realisticamente, mostrato all’illustre ospite.

Gli affreschi in sette riquadri descrivono l’accoglienza, il torneo, il banchetto, la consegna del palio, la caccia, la partenza del re e altre scene di corte; dal punto di vista stilistico, le pitture mostrano l’influenza del Rinascimento veneto e lombardo, con richiami alla scuola di Pordenone, in particolare per l’uso delle luci e del chiaroscuro, per il dinamismo della composizione e le prospettive audaci, mentre non possediamo dettagli precisi sulle fonti iconografiche attraverso le quali il pittore vicentino ritrasse in pieno ‘500 con tanta ricchezza usi e costumi della vita di corte quattrocentesca .

Certo furono giorni da ricordare se con Galeazzo Maria Sforza, Ludovico III Gonzaga, Lorenzo il Magnifico, papa Sisto IV e Ferdinando d’Aragona (forse), il re volle incontrare il Colleoni, da ricordare allora e fortunatamente per noi oggi che possiamo veder scorrere ai nostri occhi le immagini che il Fogolino ha lasciato. Da dimenticare furono per contro in patria, dove ebbero pesanti ripercussioni economiche e conseguente, manifesto, vivo malcontento tra la nobiltà danesi del tempo… Non per me, tornato a 50 anni da un indimenticato, iniziatico, viaggio di gioventù, ma è un altra storia.

1All’attività del pittore è stata recentemente dedicata la mostra Ordine e bizzarria. Il Rinascimento di Marcello Fogolino, a cura di Giovanni Carlo Federico Villa, Laura Dal Prà, Marina Botteri. Trento, Castello Del Buonconsiglio, 8 luglio – 5 novembre 2017.
2 Marina Botteri, in Marco Tanzi, Il vertice anticlassico di Marcello Fogolino, Prospettiva, 167-168, luglio-ottobre 2017.
In copertina: L’accoglienza del re Cristiano di Danimarca, Bergamo sullo sfondo.

Alberto Bellani