11 novembre 2025

La bella maniera in Basilicata. L’arte di Pietro Antonio Ferro

Un itinerario alla scoperta di un pittore, e di una regione, segreti e ammalianti

Nel cuore della Basilicata del Seicento, tra le pietre silenziose di Tricarico e i declivi familiari di Ferrandina, prende forma la figura di Pietro Antonio Ferro, pittore colto, inquieto, capace di trasformare le esigenze della Controriforma in immagini vibranti e dense di umanità. Nato a Ferrandina intorno al 1570, Ferro non fu un artista isolato, ma un uomo curioso, attento alle correnti che attraversavano Roma e Napoli, capace di farle dialogare con i paesaggi delle sue terre.

Tricaricum Basilicatae Civitas, di Georg Braun e Frans Hogenberg, Civitates Orbis Terrarum, vol. V

In documenti del 1601 e del 16224 lo troviamo citato come “de terra Ferrandina” e “pictor de Tricarico”, mentre nella celebre incisione di Georg Braun e Frans Hogenberg, uscita in prima edizione nel 1617, sono indicati in legenda al n. 29 un “Palazzi dei Ferro” e al n. 33 “Del Pittore Ferro” (in carta sono indicati due n. 29 ma non il 33), citazione prestigiosa per una bottega già affermata e riconosciuta centrale nella vita della città.

Sappiamo di due suoi acquisti, a Roma nel 1598 di una copia del Trattato della pittura di Giovanni Paolo Lomazzo, e de La pratica della prospettiva, di Daniele Barbaro nel 1600 a Napoli. Per il primo in particolare, considerazioni recenti16 sulle note autografe del pittore a margine del testo, ne hanno evidenziato le sue conoscenze umanistiche e il confronto dialettico che intercorre con le tesi del Lomazzo. Dettagli che rivelano un Ferro pittore teorico, interessato alla grammatica del mestiere, alla costruzione del significato.

Santa Teresa d’Avila, dett.

Dopo gli studi in città, Ferro torna; ha talento, ma sente che, per compiersi, il suo talento ha bisogno del talento, e del genio, dei suoi luoghi, lì dove le storie si tramandono a voce, o sussurrate dai boschi.

Si stabilsce a Tricarico, dove apre quella bottega che presto diviene famosa e attiva per oltre quarant’anni. Ma non fu bottega provinciale, la curiosità visiva del suo protagonista lo porta ad assimilare modelli fiamminghi, nella resa delle superfici e dei materiali – tessuti, metalli, vetri – nell’attenzione per gli oggetti quotidiani. La sua tavolozza, calda e terrosa, fa emergere dal bianco e nero delle incisioni, figure che si colorano e animano grazie alla freschezza e coerenza del suo racconto pittorico, alla sua seducente capacità narrativa. La bottega dei Ferro divenne allora piccolo cenacolo, luogo di trasmissione e di invenzione, dove la pittura diventa racconto collettivo. Un protagonista della cultura visiva lucana, capace di dare forma a un mondo che cercava, attraverso l’immagine, di comprendere il divino e il quotidiano.

Autoritratto (Tricarico, Chiesa del Carmine, cupola)

Ma prima immaginiamolo muoversi, ragazzo, tra i selciati del paese, “le pietre a forma di martello di cuore”, i portali scolpiti, addentrarsi verso il bosco nodoso, umbratile, magico di Salandra, “dove le querce ingrossano i ceppi con la sostanza del cielo”, nei misteri del Bosco di Fonti, osservare il contrastare dell’ordine fermo, millenario, degli uliveti lucenti al sole sullo stendersi dei calanchi come ferite antiche nella pelle della collina. Negli occhi la luce dell’alba e nel cuore l’emozione di chi parte per cercare bellezza e sa di poterla disegnare. Studia quanto ha di vicino, a Ferrandina, Salandra, Tricarico, Pomarico, Grottole, Miglionico.

A Miglionico vede il capolavoro di Cima da Conegliano, giunto nel 1598 in Santa Maria Maggiore, a Salandra e Stigliano i grandi polittici di Simone da Firenze (1530) e Antonio Stabile (1580), può vedere i modi della pittura umbra e toscana attraverso il polittico di Calciano (Bartolomeo da Pistoia, 1503). Giungono echi di culture lontane, dalle stampe ma soprattutto nel contatto diretto con le opere, che ebbe modo di ammirare nel pieno splendore di dipinti possiamo dire appena realizzati: le forme neobizantine dell’enigmatico Zorzi Teutonico (Tricarico) di cui probabilmente Ferro potè sapere più di noi, e i lavori dei fiamminghi Aert Mytens ad Albano di Lucania, Dirck Hendricksz a Pomarico, Cornelis De Smet a Muro Lucano, così vicini da aver indotto a passaggi di attribuzione tra gli stessi autori e il Ferro. Suggestioni che gli permettono di guardare oltre i limiti regionali, dipinti dei quali coglie tutta la dolcezza modulata nei toni caldi e dorati del colore, gli inserti di paesaggio, e una compostezza di bella maniera che regola teatralità e opulenze barocche.

Giovanni Angelo d’Ambrosio. Trinità con San Giuseppe e vescovo, 1610-1615. Grottole
Giovanni De Gregorio (Pietrafesa), Madonna del Rosario, 1620 ca. Albano di Lucania

Vedrà Giovanni Todisco, la sua attenzione alla costruzione dello spazio architettonico, e si confronterà con i suoi contemporanei, e conterranei, Giovanni De Gregorio, Girolamo Bresciano, Giovanni Angelo d’Ambrosio e Carlo Sellitto. Molti temi iconografici li riprenderà dalle stampe, gli storici dell’arte hanno indagato il vasto campionario in suo possesso, sino a identificarlo tentativamente con l’Antonio Ferro editore di stampe a Roma nel 1591. Campionario che usa, soprattutto nei cicli affrescati, per sveltire il lavoro, come materiale di pronto uso già approvato dalle autorità ecclesiastiche o richiesto dalle committenze, ma sono sollecitazioni che a volte relega in quinte lontane, indice più di richiesta esaudita che di sentito tributo artistico.

Federico Barocci. Riposo durante la fuga in Egitto, 1570-1573. Pinacoteca Vaticana (wikimedia.org)
Pietro Antonio ferro, Riposo durante la fuga in Egitto, 1616 ca. Tricarico, Chiesa del Carmine
Tricarico, Chiesa del Carmine, parete destra
Prospettive rinascimentali (e probabile autoritratto: prima figura a sinistra in primo piano) nell’affresco Incontro di Gesù con la madre. Tricarico, Chiesa del Carmine, part. 1612

Entra in scena ufficialmente nel 1601 con un lavoro originale e iconograficamente ricchissimo, l’Immacolata di Pomarico, forse di poco preceduto dalla tela dello stesso soggetto, più semplice dal punto di vista compositivo, ma più fresco e luminoso, di Ferrandina. Vi è una sorta di osmosi tra le due tele, in quella di Pomarico possiamo tra l’altro vedere, immerso nel paesaggio, nei dintorni di Ferrandina, lo sfuggente castello di Uggiano con la chiesa di San Lorenzo, ma questo è un altro racconto… Certo non può essere la sua opera prima e dobbiamo quindi dare per perduta la sua produzione precedente, forse dispersa in tesori ancora da scoprire lasciati nei suoi soggiorni fuori regione, del resto, come i lucani sanno, “esiste un confine oltre il quale le cose spariscono e non conviene più cercarle”. Un elemento ulteriore nella sciarada di un Ferro giovane, o giovanissimo, editore di successo che stampa e pubblica a Roma, artista che si procura commissioni importanti e le realizza con maestria, che pone il suo autoritratto in uno dei suoi primi lavori (Pignola, predella)? Pochi anni dopo siamo già dalle parti del capolavoro, dimostrativo ed emozionante, quella tela della Madonna con Bambino, San Bartolomeo e San Martino a Miglionico, in cui la citazione michelangiolesca dei corpi arriva a mettere in scena l’invenzione artistica della mano che si rianima, il sangue che ridà colore e vita al tocco del mantello del santo.

Del resto, la distribuzione geografica e la cronologia delle opere sembrerebbe indicare un’inizio dell’attività del pittore vicino ai luoghi di origine, per estendersi gradualmente verso le località delle diocesi di Melfi, Acerenza e Potenza, probabilmente seguendo il consolidarsi della sua notorietà. Emerge l’eccezione del complesso polittico di Pignola, commissionato dal locale Convento di San Rocco negli ultimi anni del ‘500, per il quale si può ipotizzare un incarico forse acquisito nel corso di soste nei viaggi verso le città della costa tirrenica, onorato solo più tardi e con un uso enigmatico del verde per le vesti dell’Eterno.

Le date dei primi lavori di Pietro Antonio Ferro (prime opere per località)

Gli anni anni del primo decennio sono quelli caratterizzati dai tre cicli affrescati, oggi rimasti, di Tricarico e Ferrandina, anni nei quali l’artista è nel pieno possesso delle sue doti tecniche e dei riferimenti iconografici, che restituisce nelle tre grandi realizzazioni con abilità, leggerezza, fantasia, libertà; realizzazioni che, al tempo, dovettero accrescere, non di poco, la fama del pittore.


Incoronazione di Maria, chiesa del Carmine, Tricarico. La scena si svolge in ambiente campestre, tra querce e casolari; il momento dell’Incoronazione ammanta il paesaggio di luce calda, dorata, aurorale, che è insieme di alba e tramonto, passaggio e trasfigurazione, luce divina, in un istante fuori dal tempo terreno, spirito che avvolge e veglia sulle opere quotidiane.

Madonna dei Mali, riquadro centrale della volta, Ferrandina.
“Mala nostra pellit bona cuncta poscit” 1616 (toglie i nostri mali permette tutti i beni). Maria, con il Bambino, appare in atto misericordioso verso un infermo: dal suo gesto discende un’acqua miracolosa che lenisce i mali.

Negli anni venti, con i lavori oggi a Ferrandina, Tolve, Avigliano, Tricarico e Pomarico (Sant’Antonio), l’artista traspone nelle opere su tela la stessa luce e cromatismo, con l’ampiezza e profondità tonale che la pittura ad affresco non poteva dare. Sono tra le sue opere più belle: la dolcezza del viso di Maria, forse la sua più meditata, e un angelo cremisi tra i bagliori delle fiamme in Sant’Antonio; i bellissimi volti dei santi vescovi e del Bambino, lo sfondo del paesaggio che sorge tra le nebbie dell’alba, le invenzioni cromatiche e compositive delle pale di Tolve. Fino alla visionaria tela “Visione di Ezechiele”, oggi al museo di Tricarico. E una nuova invenzione pittorica: il San Francesco di Ferrandina in cui emergono dall’ombra solo viso e punta delle dita, in alto, appena percettibile, la presenza velata tra le tenebre di un angelo cupreo – la sua ambiguità è il suo potere – ma sulle tenebre vince l’irradiarsi della luce. È una lotta definitiva ed esiziale, che il pittore risolve con un non detto, e dalla scena emerge solo una dolce, poetica, serenità.

Arriviamo al seicento inoltrato, il secolo scosso da Caravaggio. Certo Ferro avrà visto Caravaggio anche negli anni venti, ma ancora continua a dipingere in modo felice e luminoso. L’artista lucano nelle ultime opere gradualmente sviluppa una pittura più crepuscolare, di silenzio, attesa, riflessione, in cui il colore – la sua assenza – si fa pensiero. Quello che era stato il suo continuo confronto con la dolcezza dell’aurora e il risolversi delle attese nella luce dell’alba diviene un’estetica del tramonto, malinconica e profonda, meditazione sul tempo, sintesi estrema del vissuto. Vede transitare ombre e silenzi, irrompono dolori che gli spazi della vita non possono più riparare. I neri sono buio dell’anima, persa, incredula, abbandonata; interrotti da un uso moderno del grigio che si espande in spazi bitonali, e inserti dirompenti di pochi colori primari: il profilarsi forse, tra le emozioni più drammatiche, accese e brucianti, di un tempo nuovo ma sconosciuto. Quella di Ferro non è la luce che disegna, plastica, cinematografica di Caravaggio è una luce ferma, immobile, che fissa in un lampo l’esito tragico e teatrale della scena vissuta.

Le sue opere, disseminate tra chiese e conventi, raccontano una fede concreta, fatta di gesti, volti, oggetti. La sua pittura, particolarmente i cicli affrescati, è animata da una forte vena narrativa, non didascalica, nella quale i personaggi vivono uno spazio reale, popolato da nature morte, architetture domestiche, dettagli che parlano di vita quotidiana. Accanto a lui lavorarono i figli Carlo, Giovan Battista, anch’essi pittori, e un fratello citato nel cartiglio del chiostro del Carmine a Tricarico, forse anche una figlia, Maddalena, suora, figura evocata in un affresco del convento di Santa Chiara.

Katia De Luca e Alberto Bellani

L’itinerario attraversa gli ambienti naturali più tipici di questa regione così bella e poco conosciuta: gli altipiani del versante ionico, le aurore e tramonti sull’interminato orizzonte, gli uliveti con i maestosi millenari – i patriarchi – di Ferrandina, i boschi incantati delle favole di Giambattista Basile, i calanchi di Pisticci e Salandra, i profili greci dei bianchi paesi con le case allineate, le Dolomiti Lucane, i borghi disegnati dal vento di Pietrapertosa e Castelmezzano, sino agli ambienti primari di due parchi nazionali, dell’Appennino Lucano e del Pollino, e del parco regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane.

Tutte le fotografie sono degli autori, eccetto: Federico Barocci. riposo durante la fuga in Egitto, da wikimedia.org. Le citazioni sono tratte da versi di Leonardo Sinisgalli. Molti dei luoghi sono chiusi per motivi di sicurezza, di seguito le indicazioni per i siti visitabili, per quelli non citati contattare gli uffici comunali, le parrocchie, le associazioni locali, chiedete e seguite l’ammirevole gentilezza e l’ospitalità composta e riservata del popolo lucano.
Visite. Albano di Lucania: Santa Maria Assunta, visitabile; Ferrandina: Chiesa di Santa Maria della Croce, visitabile, Madonna dei Mali, messa ogni giovedi ore 9.00; Grottole, San Rocco, messa domenica ore 9.00, Tricarico: Mudit (da maggio a ottobre, per altri periodi dell’anno verificare sui siti della diocesi) lunedì chiuso, martedì e giovedì 10-13, mercoledì 17-19, venerdì 10-12, sabato e domenica 10-13 e 16-19, Santa Maria Assunta, visitabile, Santa Chiara: 9-18; Pignola, Santa Maria Maggiore, messa domenica ore 11.00; San Rocco: ogni mattina sino alle 13.00, accordarsi con la parrocchia per l’illuminazione; Pisticci, Sant’Antonio, visitabile; Pietrapertosa: San Giacomo Maggiore, 10-13 e 15-18, San Francesco: 10-12 e 15-17; Pomarico: San Michele Arcangelo, visitabile, San Rocco, visitabile; Salandra: Sant’Antonio, sabato messa ore 18; Avigliano: chiesa Madre e chiesa di Santa Lucia, visitabili.

Un viaggio è fatto di incontri, i nostri sono stati incontri di volti, sguardi, parole, pensieri che hanno dato forma a questo racconto. Dunque grazie a Valentino, Salvatore Iunco e Castolo Iunco di Salandra; Rosetta De Luca di Grottole, don Francesco di Tolve; Antonio Scandiffio e Antonio Carrescia di Pomarico; Valentina Romano del Museo diocesano di Tricarico per la cortesia e competenza, Pierluigi di Tricarico; Mimmo Di Corleto di Grassano Scalo; Antonio La Cava e il bibliomotocarro per il suo amore per i bimbi e per la cultura, don Antonio, Francesco La Cava, suor Mafalda per la sua simpatia, il suo spirito, la cura che dedica alle cose affidate, di Ferrandina; Teresa Colucci, sindaco di Pietrapertosa, per la passione e sensibilità artistica; don Egidio e Gabriele Scarcia di Miglionico, don Antonio Laurita di Pignola per le informazioni sulla commissione del polittico, la sua recente ricomposizione, la nota sull’uso del colore verde; Bartolomeo Perrotta, Francesco Manfredi, Alessandro Nella di Avigliano per la disponibiltà, cortesia e il sapere condiviso.

Immagini in attesa di approvazione alla pubblicazione da parte della Diocesi di Tricarico. Richiesta inviata in data 23.10.2025.
Si ringrazia la Parrocchia di Pignola per l’autorizzazione alla pubblicazione delle immagini.

Posizione Gps dei “patriarchi”, i due ulivi bimillenari di Ferrandina:
Patriarca della Madonna dei Mali: 40.5111917N, 16.4631633E
Patriarca in località Coriglio: 40.484098N, 16.485139E


I luoghi, le opere

  1. Pisticci
    Chiesa di Sant’Antonio (ex convento di Santa Maria delle Grazie)
    1618. Madonna con Bambino e i Santi Francesco, Santa Chiara, Santa Maria Maddalena
  2. Ferrandina
    Chiesa di San Pietro Apostolo (Cappuccini)
    1601. Immacolata e donatori
    1625. Madonna col Bambino e i Santi Pietro Apostolo e Francesco d’Assisi
    Cappella rurale Madonna della Consolazione
    1604. Madonna col Bambino, San Michele Arcangelo e Sant’Andrea Apostolo
    1605. Scialbo d’affresco
    Cappella rurale della Madonna dei Mali
    1616. Affreschi. Episodi della vita di Maria (sei cappelle, da sinstra a destra: Nascita della Vergine Maria, Presentazione al tempio, Annunciazione, Visitazione, Presentazione di Gesù, Assunzione) e i Santi dell’Ordine Domenicano sulla volta
    Chiesa Madre (Santa Maria della Croce)
    1634. Crocifissione (sagrestia)
  3. Pomarico
    Chiesa di San Michele
    1601. Immacolata
    1629. Trinità con Cristo deposto e i Santi Antonio da Padove e Giacomo Maggiore
    Chiesa di Sant’Antonio
    1625. Madonna con bambino, San Francesco, Sant’Antonio
    1622. Deposizione
  4. Miglionico
    Chiesa del Convento di San Francesco
    1607. Madonna con bambino, San Bartolomeo e San Martino 
  5. Grottole
    Chiesa di San Rocco
    1630. Grande polittico, Sette opere di misericordia (l’Eterno, le restanti parti di più incerta attribuzione)
  6. Salandra
    Chiesa di Sant’Antonio
    Madonna con Bambino (lunetta), Davide che suona la viola da gamba (pannello in cantoria)
  7. Irsina
    Chiesa del Purgatorio
    1622. Annunciazione, attualmente in restauro
  8. Tricarico
    Museo Diocesano
    1616. Visione del profeta Ezechiele (firmata e datata)
    1616. Crocifissione
    1611 ca. Scena di vita del profeta Elia, affresco staccato, Chiesa del Carmine
    1607. Martirio di Sant’Erasmo vescovo di Antiochia
    Cattedrale di Santa Maria Assunta
    1601. Immacolata con San Francesco e Sant’Antonio
    1607. Trasporto di Cristo al sepolcro
    1634. Deposizione, datata e firmata
    Chiesa di Santa Chiara, cappella del Crocifisso
    1611. Ciclo affrescato con oltre 50 scene dai Vangeli e le vite dei Santi commissionati da clarisse della nobiltà locale.
    Chiesa del Carmine
    1612-1616. Ciclo di affreschi con circa 50 scene della vita di Gesù, i Santi, i padri della Chiesa, i miracoli di Sant’Alberto da Trapani, protettore dell’Ordine. Autoritratto nella cupola.
    1616. Pala della Crocifissione (trasferita in vescovado),
    1613. Madonna del Carmine (prespiterio)
  9. Pietrapertosa
    Chiesa Madre di S. Giacomo Maggiore
    1626. Decollazione del Battista su tela, Madonna col Bambino con i Santi Giovanni Battista e Francesco, Cristo benedicente su tavola (disperso).
  10. Tolve
    Chiesa del Convento francescano della Santissima Annunziata
    1621. Madonna con Bambino e i Santi Francesco e Eligio
    1622. Madonna Immacolata con Bambino e Santi Ludovico e Agostino,
    1622-1623. AnnunciazioneSan Francesco; Sant’Antonio da Padova; Svenimento della Vergine ai piedi della Croce con i Santi Antonio Abate, Leonardo e Chiara; Deposizione. Abside. Tavole smembrate di pala d’altare (forse bottega)
  11. Ruvo del Monte
    Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta
    San LorenzoSanta Caterina, Santa Lucia, tre tavole di trittico disperso (attr.)
  12. Avigliano
    Chiesa di Santa Maria degli Angeli
    1624. Madonna con Bambino e i Santi Massimo da Nola, Bernardino da Siena, Lucia (S. Abita, 1990, attr.)
    Chiesa Madre di Santa Maria del Carmine, sagrestia
    1624. Immacolata col Bambino (attr. incerta)
  13. Pignola
    Chiesa Di San Rocco (Ex Convento dei Cappuccini)
    1590-1595. Eterno, Annunciazione, Trasfigurazione, San Bonaventura, San Michele. Autoritratto dell’artista nella predella con lo stemma del committente e i martiri francescani.

Bibliografia

  1. Comune di Ferrandina. Castello di Uggiano. Cenni storici. Relazione
  2. N. Barbone Pugliese, F. Lisanti (a cura). Ferrandina. Recupero di una identità culturale, Galatina 1987
  3. P. Leone de Castris, Pittura del Cinquecento a Napoli 1573-1606. Ultima maniera, Napoli 1991
  4. N. Barbone Pugliese, Pietro Antonio Ferro: cultura figurativa tridentina fra centro e periferia. Napoli nobilissima: rivista di topografia ed arte napoletana , V. 35 (1996), 161-200 p.
  5. R. Villani, Pietro Antonio Ferro, in: Pittura in Basilicata. Consiglio Regionale
  6. R. Villani, Pietro Antonio Ferro: le opere del primo decennio. In: Pittura in Basilicata. Consiglio Regionale
  7. R. Villani, Pietro Antonio Ferro: le opere del secondo decennio. In: Pittura in Basilicata. Consiglio Regionale
  8. R. Villani, Pietro Antonio Ferro: le opere del terzo decennio. In: Pittura in Basilicata. Consiglio Regionale
  9. R. Villani, Pietro Antonio Ferro: i cicli ad affresco di Tricarico. In: Pittura in Basilicata. Consiglio Regionale
  10. R. Villani,La seconda metà del Cinquecento in Basilicata. La pittura fiamminga nel meridione d’italia. In: Pittura in Basilicata. Consiglio Regionale
  11. U. Di Furia, Cinque secoli di presenze artistiche ad Avigliano: personalità e opere. In: F. Manfredi, Avigliano. Storia urbana, Territorio, Architettura, Arte, Avigliano (PZ), Politeia, 2015
  12. M. Ragozzino. Pietro Antonio Ferro, Madonna con Bambino e i santi Francesco e Eligio (Tolve). Scheda storico-artistica, n. 60. in Restituzioni, tesori d’arte restaurati, 2018, Marsilio, 2018.
  13. M. V. Fontana, Ancora sulla stagione riformata ad Altamura. Un’aggiunta a Pietro Antonio Ferro. Altamura, D’Amato Editore, nuova serie, n. 60, 2019
  14. S. De Mieri, Pittori ‘lucani’ nel Salernitano. Nuovi dipinti di Pietro Antonio Ferro e del Pietrafesa. Ritorno al Cilento. Saggi di archeologia e storia dell’arte, atti del convegno, Padula, 14 maggio 2018, a cura di F. Abbate e A. Ricco, Foggia, Claudio Grenzi editore, 2019
  15. P. A. Santarsiero, Un’antica descrizione e la connessione istituita fra Sud e Centro Italia nel polittico di Calciano. L’Officina di Efesto, 2020. Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli
  16. F. De Carolis. Le postille di Pietro Antonio Ferro al ‘Trattato’ di Lomazzo della John Rylands Library di Manchester, in Kritiké, 2, 2021, pp. 29-53.
  17. F. De Carolis, M. Giuntoli. Pietro Antonio Ferro fra Roma e Napoli: formazione teorica e pratica pittorica. Storia dell’arte n. 155-156. Nuova Serie 1-2. 2021
  18. T. De Nile. Nuove tracce della fortuna delle incisioni d’Oltralpe in Basilicata. In “Montescaglioso. Restituzioni e nuovi studi”, a cura di M. V. Fontana, Roma, Editoriale Artemide, 2022