Paesaggi lariani della Vergine delle Rocce

La visita alla grotta di San Giovanni a Laorca frazione montana di Lecco, rappresenta un’immersione diretta nel paesaggio, nella suggestione e nella simbologia della Vergine delle Rocce di Leonardo.
I paesaggi che troviamo nei codici di Leonardo, in particolare quelli che ritrae dal vero, sono quasi tutti paesaggi lariani, sovrapponibili ad una fotografia di oggi. Sono i monti, i laghi, le valli, le colline, le acque che Leonardo dimostra di aver diffusamente percorso e studiato, paesaggi dai quali è stato affascinato, e dai quali poi trae precise indicazioni compositive per le sue opere.
E occorre aver percorso quei luoghi, salito le vette, essersi immersi nelle metamorfosi di quei paesaggi, come deve aver fatto il curioso Leonardo, perchè all’arrivo alla grotta di San Giovanni tutti i ricordi, le suggestioni – per Leonardo certamente i disegni – potessero ricomporsi nello sfondo della tavola oggi al Louvre.
La suggestione inizia dal nome: la grotta e la chiesa del piccolo cimitero di Laorca sono intitolate a San Giovanni Battista, e non vi è dubbio che San Giovannino sia protagonista del quadro, e delle dispute che ne sono seguite, sino al gran rifiuto da parte della committenza.
una busa di verso il lago, la quale va sotto 200 scalini; e qui d’ogni tempo è diaccio e vento (la ghiacciaia di Moncodeno, o la grotta Ferrera, CA 573v)
E tirato dalla mia bramosa voglia, vago di vedere la gran copia delle varie e strane forme fatte dalla artifiziosa natura, ragiratomi alquanto infra gli onbrosi scogli, pervenni all’entrata d’una gran caverna, dinanzi alla quale restato alquanto stupefatto, e igniorante di tal cosa, piegato le mie reni in arco, e ferma la stanca mano sopra il ginocchio, e colla destra mi feci tenebre alle abbassate e chiuse ciglia, e spesso piegandomi in qua e in là per vedere se dentro vi disciernessi alcuna cosa, e questo vietatomi per la grande oscurità che là entro era. E stato alquanto, subito salse in me due cose: paura e desidero, paura per la minacciante e scura spilonca, desidero per vedere se là entro fusse alcuna miracolosa cosa. (Arundel, 155)

Leonardo, trentenne, già riconosciuto dominus magister Leonardus de Vinciis florentinus, il 25 aprile 14832 sottoscrive il contratto con i fratelli Evangelista e Giovanni Ambrogio de Predis, cofirmatari, e si accorda con la Confraternita dell’Immacolata Concezione e i frati minori del convento di San Francesco a Milano, per la realizzazione di un trittico composto da una pala centrale con la Madonna e il Bambino, angeli, sibille, profeti e il Santo Padre, oltre a due pannelli laterali con angeli musicanti. Il maestro si mise subito al lavoro su di un progetto molto distante dagli accordi sottoscritti, con i conseguenti noti rifiuti, rifacimenti e suppliche al duca.
Ma come poteva Leonardo, da poco giunto a Milano per quello che sarebbe stato il suo primo lungo soggiorno lombardo, arrivo generalmente attestato nella primavera del 1482, dimostrare quella approfondita conoscenza dei tipi ambientali, geologici, geomorfologici della regione, dimostrata nel dipinto e nei disegni? Certo c’è un foglio del 1480, delle
«cose portate da Firenze a Milano» (CA, 888) che sembrerebbe anticipare gli anni milanesi, ma la discussione è aperta.
Leonardo prese evidentemente spunto dalla commissione per dare forma ad una sua personalissima reinvenzione della scena mistica, sulla quale doveva aver ragionato da tempo. Nel quadro, ed è forse un unico nell’iconografia pittorica rinascimentale, Maria non tiene in braccio il suo bimbo ma abbraccia il Giovannino. Come mamma che ai giardini dice al suo piccolo – aspetta un po’ qui sull’erba, che lui piange. Maria madre di tutti bimbi, Maria, che appena avuta la notizia, non esita ad accorrere in sostegno di Elisabetta, di lei più anziana, e prestare cura e soccorso.
Nel quadro, i personaggi, la flora, le rocce, participano ad un composito palcoscenico simbolico, e in quel gran giardino montano Leonardo dipinge il naturale divenire straordinario. La grotta, antro umido schiacciato tra organi e vasi scorrenti di sangue, che diviene via di luce e di vita, meraviglia e mistero, esito di aspro, difficilissimo percorso. Maria mamma di tutti i bimbi, madre materna, Maria che genera luce e l’uscire alla luce come comparsa della vita e del divino. Leonardo sembra raccogliere suggestioni nordiche (figg. 10. 11, 12) e rappresentare i feti nell’utero, tema che riprenderà nei celebri studi anatomici oggi alla Royal Collection.
L’artista-scienzato ambienta la scena in un aprile di una primavera di vita e rinascita, dìmostrando di conoscere i periodi di fioritura, alle latitudini lombarde, delle specie rappresentate e dipinge senza fiori quelle a fioritura più precoce o tardiva. Luoghi che ha studiato con scrupolo e passione, e ai quali piaceva tornare: qualche anno dopo (forse intorno al 1490) proprio delle “montagne di Lecco” scrisse “Queste gite son da fare del mese di maggio” (CA 573v).
Fonti delle immagini
7, 10, 11, 12, 13 : https://commons.wikimedia.org
8: https://verginedellerocce-mi.it
Le altre immagini dell’autore
1 In: Bollettino del Club Alpino Italiano, Vol. XXIII. N. 56, anno 1889. Torino, I890.
2 G. Biscaro. La commissione della Vergine delle Roccie a Leonardo da Vinci secondo i documenti originali (25 aprile 1483). Giornale della Società Storica Lombarda. Serie Quarta Volume XIII — Anno XXXVII. Milano. Fratelli Bocca. 1910.
…Item la nostra dona nel mezo sia la vesta de sopra brocato doro azurlotremarino. Item la camora brocato doro delacha fina in cremesi a olio. Item la fodra dela vesta brocato doro verdo aolio. Item li zeraffini posti de senaprio sgraffiati. Item lo deo padre la veste de sopra brocato doro azurlotremarino. Item li angeli siano ornati sopra loro li camise internisati ala fogia grecha aolio. Item le montagnie e sassi lavorati a olio divisati de più colori. Item li quadri vodi siano angelli quatro per parte deferentiati de luno quadro e laltro, videlicet uno quadro che cantino et laltro che sonono. Item in tuti li altri capitoli dove sia lanostra dona sia ornata como quella de mezo et le altre figure grege hornate de diversi colori alla fogia grega o moderna che siano in tuta perfectione cossi li caxaimenti, montagnie suficte piani de dicti capitoli et ognia cossa fatta aolio, et de reconzare lintaglii che non stano bene. Item le sibilie ornati li campi fatti ad una cita in forma de caxamenti et le figure le veste differentiate luna delaltra tutte fatte ad olio. Item li cornixoni pilastrate capitelli et ognia intaglio posto doro como ho dicto de sopra senza alcuno collore nel mezo. Item la tavola de mezo facta depenta in piano la nostra dona con lo suo fiolo e li angelli facta aolio in tuta perfectione con quelli doy profetti vanno depenti piani con li colori fini come dicto di sopra. Item la banchetta ornata come li altri capitoli de intorno. Item tuti li volti et le mani gambe che sono nude siano coloriti aolio in tuta perfectione. Item il locho dove elo putino sia messo doro lavorato in guissa de gradiza…
Bibliografia
V. Giacomini, L. Fenaroli. La flora. Conosci l’Italia, vol II, TCI, 1958
W. A. Emboden. Leonardo da Vinci on Plants and Gardens. Dioscorides Press, Portland, 1987
G. Baroni. Guida botanica d’italia. Cappelli, 1989
A. Testi. Fiori in montagna. Demetra, 1990
L. Fenaroli. Flora delle Alpi. Giunti, 1998
M. Di Vito. L’immagine botanica del verbasco in Leonardo da Vinci e il Mariale di Bernardino de’ Busti. Milano, Raccolta vinciana, fasc. 30, 2003.
B. Gerosa. Dietro il mistero della Monna Lisa ci sono Lecco e il suo territorio. Corriere della Sera, 13 luglio 2017
Acta Plantarum https://www.actaplantarum.org
Osservatorio Regionale per la Biodiversità. https://www.biodiversita.lombardia.it
e-Leo, Archivio digitale di storia della tecnica e della scienza. https://www.leonardodigitale.com
Biblioteca Ambrosiana, Codex Atlanticus. https://codex-atlanticus.ambrosiana.it
I siti citati sono stati consultati nel giugno 2025














